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Lipofilling – Innesti di grasso autologo

Articolo postato dal dott. Salvatore Taglialatela Scafati

salvatoretaglialatela@yahoo.it

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Il grasso autologo, una volta trapiantato, può sopravvivere indefinitamente nel tessuto ricevente e divenire così un impianto non assorbirle. Già nel 1926, il dott. Charles Conrad Miller iniettava ai suoi pazienti grasso autologo attraverso specifiche cannule, cercando di ridefinire ai fini estetici i contorni del viso e del corpo.  Ma è con Sydney Coleman, un chirurgo americano, che il trapianto di grasso autologo (LIPOFILLING) diviene una procedura codificata ed accettata dalla comunità scientifica internazionale.

Opportunamente trattato e maneggiato infatti, l’innesto di adipociti è una metodica altamente affidabile. Le sue applicazioni in chirurgia plastica sono numerose. E’ possibile contrastare l’invecchiamento cutaneo del volto e della silhouette andando a colmare i deficit di volume dovuti al passare del tempo, è possibile colmare perdite di sostanza dovute a pregressi traumi, a malformazioni congenite, è possibile fornire un supporto di nuove cellule e fattori di crescita (di cui il tessuto adiposo è ricco) per favorire la guarigione di aree danneggiate come nel caso dei postumi di ustioni.

Coleman ha il merito di aver standardizzato il processo di prelievo, manipolazione e iniezione del grasso. Il principio fondamentale su cui la tecnica si basa è quello dell’atraumaticità. Il tessuto adiposo prelevato non deve essere pressato, né filtrato, né iniettato ad alta pressione, né manipolato a contatto con l’aria.

Il tessuto adiposo è prelevato in regioni dove è naturalmente presente in abbondanza, come la regione addominale e la regione trocanterica. Si impiegano cannule di piccolo diametro (3 mm) collegate a siringhe in aspirazione manuale. Una volta prelevato, il materiale adipocitario è opportunamente centrifugato. In questo modo il grasso è separato dalle componenti ematiche e così purificato per essere poi innestato.

cannule per l’aspirazione del grasso

prelievo del grasso da impiantare

il grasso prelevato e centrifugato

Per l’impianto si impiegano siringhe di 1 ml collegate a delle cannule finissime. La meticolosità e la precisione nella tecnica d’impianto sono d’obbligo.

Con il lipofilling, abbiamo detto, si possono contrastare i segni l’invecchiamento. I segni del tempo, si manifestano sul nostro viso e sul corpo in generale soprattutto con ptosi (discesa) dei tessuti e atrofia (perdita di volume) che coinvolge sia la cute he il tessuto adiposoo sottocutaneo, il muscolo e l’osso. Esistono due tipi di volto invecchiato: il volto pieno, con eccesso cutaneo-grassoso e ptosi; e il volto incavato con marcata atrofia associata a ptosi. E’ soprattutto in quest’ultimo caso che il lipofilling riesce a ringiovanire il sogetto grazie al trattamento di aree quali gli zigomi, le guance, i solchi naso-genieni e le cosiddette “occhiaie”.

Tutte le patologie che  comportano una modificazione volumetrica possono beneficiare dell’innesto di adipociti.

TRAUMI (cicatrici atrofiche, perdite di sostanza, atrofia adiposa, deformità muscolo scheletrichè

MALFORMAZIONI (Sindrome di Romberg, Pectus escavatum, Sindrome di Poland)

Altro (esiti di infezioni, esiti di ustione, lipodistrofia HIV-correlata)

Il lipofilling è una tecnica moderna le cui applicazioni sono destinate ad aumentare. In mani esperte i risultati possono essere di ottimo livello, considerando che esistono notevoli prove scientifiche che hanno dimostrato che, una volta attecchito, il grasso diventa un impianto permanente.

Nel febbraio 2010, la prestigiosa rivista Annals of Plastic Surgery ha pubblicato uno studio dei laboratori americani Cytori Therapeutics in cui cellule staminali derivate dagli adipociti (Adipose-derived regenerative cells – ADRCs), quando aggiunte a innesti di grasso autologo nel topino, aumentavano di 2 volte la percentuale di attecchimento (l’attecchimento è la capacità del trapianto di sopravvivere nel tessuto ricevente) degli innesti adiposi che apparivano più riccamente vascolarizzati. Dati i risultati dello studio e nonostante i costi esosi della tecnologia impiegata per isolare le cellule staminali, è molto probabile che le staminali in un futuro molto vicino giocheranno un ruolo chiave nella ricostruzione chirurgica dei tessuti, data la loro capacità di migliorare considerevolmente la qualità dei risultati.

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